Tommaso di Ser Giovanni di Mòne di Andreuccio Cassai, detto Masaccio, rivoluzionò l’arte del suo tempo. A Firenze, la sua città, l’artista fu uno spartiacque tra la pittura del tardo gotico medievale e quella rinascimentale.
Tommaso, Maso, era detto “Masaccio”, pare, per una certa trascuratezza nel vestire, e d’altra parte era un uomo completamente votato all’arte, appassionato, di buon animo, che raramente riscuoteva gli onorari, se non in caso di estremo bisogno. Giorgio Vasari, nelle sue celebri Vite, scrisse che prima del suo apparire sulla scena fiorentina, le opere d’arte si potevano definire “meramente dipinte” e con Masaccio divennero invece “vive, veraci e naturali”.
Sovvertitore della rappresentazione spaziale e della narrativa visiva medievale, nelle opere più notevoli, come Il Tributo, le Storie di San Pietro, la Cacciata di Adamo ed Eva, è possibile intravedere il percorso iconografico che ha influenzato intere generazioni di artisti.
Ne parleremo con Alessandro Masi, storico dell’arte e giornalista, segretario generale della Società Dante Alighieri, e autore del volume “L’opera perfetta” (Neri Pozza, 2026) – dedicato alla vita e alla morte, precocissima, dell’artista –, Angelo Crespi, direttore generale della Pinacoteca di Brera di Milano, e Roberta Scorranese, giornalista del “Corriere della Sera” e autrice, fra gli altri, del saggio “Fluido. Corpi mutevoli e instabili nell’arte” (Giunti, 2025).
L’incontro è a ingresso libero fino a esaurimento posti e verrà trasmesso in diretta streaming sul nostro canale You Tube.